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Quattro chiacchiere con… Stampa

LUCA BIROLINI

Responsabile della cooperativa "La Chimera"

Nato a Bergamo 42 anni fa, sposato con figli, Luca Birolini è il responsabile della cooperativa “La Chimera”, che gestisce tre realtà socio-assistenziali presenti nel nostro territorio comunale: la comunità per disabili Deinos, la comunità per casi “a cavaliere” Kairos e la comunità per l’assistenza all’autismo Perani, oltre a sette appartamenti protetti. Tre realtà, peraltro, le cui strutture sono di proprietà della cooperativa “La Fenice” di Albino. Nato come educatore professionale, ha abitato per diversi anni a Nembro, mentre da alcuni anni risiede a Bergamo. Grande appassionato di musica, tanto da essere un provetto chitarrista, è stato anche un buon atleta, capace di primeggiare a livello nazionale nei 400 metri piani e ad ostacoli. Ma ora la sua giornata è tutta dedicata agli ospiti delle tre comunità che gestisce, un impegno non indifferente, anche per la diversità dei loro ambiti di azione, ma la fatica è sempre gratificata da risultati incoraggianti.

A lui la redazione di Paese Mio porge alcune domande per conoscere meglio la realtà di queste tre strutture socio-assistenziali, i cui ospiti sono ben conosciuti dagli albinesi, perché si incontrano per strada, nei negozi, al mercato, in biblioteca, in tante situazioni quotidiane.

Quando è iniziata l’attività di educatore professionale?

Tutto nasce all’interno delle attività e delle iniziative della storica cooperativa sociale “La Fenice”, presente ad Albino, nell’edificio di Ca’ Gromasa, dal 1989. Io arrivo come operatore nel 1993 e lavoro nella struttura della Croce Rossa.

E come nasce l’idea delle comunità alloggio?

Dentro il lavoro quotidiano con i disabili e gli anziani con difficoltà psico-fisiche, nasce l’idea, insieme ad altri operatori, di costituire delle comunità alloggio per favorire la residenzialità dei soggetti disabili. Spieghiamoci meglio. Offrire cioè un servizio di residenzialità attiva, dove si fa da mangiare, si lavora, si studia, si guarda la televisione, si lava, si legge il giornale, si realizzano, si pubblicano e si distribuiscono i nostri giornali (a breve, questi giornali verranno stampati, con una nuova veste grafica!). Cioè un servizio rivolto a persone svantaggiate, orientata ad offrire risposte mirate, concrete, visibili, per sostenere e aiutare i bisogni e i progetti di vita delle persone che siamo chiamati ad accogliere.

Cos’è, quindi, la comunità?

La comunità è, anzitutto, la casa della vita di ogni giorno, che si abita insieme ad altri, secondo ritmi che sono scanditi dalle esigenze della quotidianità: il lavoro, il pranzo e la cena, le spese al

supermercato, il sonno, il divertimento, il relax. In questo senso si c’è, e si percepisce, un approccio più di tipo educativo che di tipo clinico-sanitario. L’attenzione, cioè, non vuole essere tanto sulla patologia quanto sulla biografia della persona, con i suoi peculiari bisogni ed il suo particolare modo di essere e interagire con il mondo.

Quando inizia l’avventura delle comunità alloggio?

Attualmente abbiamo tre comunità alloggio, ognuna con un’utenza differenziata. Nel ’98 nasce Deinos, a Fiobbio, per soggetti svantaggiati e disabili adulti. Nel 2004, arriva la comunità Kairos, a Gavazzuolo, verso Casale, che si occupa di casi “a cavaliere”, cioè che manifestano problematiche psichiatriche e di disabilità. Quindi, nel 2007, nasce la comunità G. e M. Perani, ancora a Fiobbio, in uno stabile di circa 300 mq ristrutturato dalla cooperativa sociale “La Fenice”, che accoglie in regime residenziale persone con problematiche riferibili all’autismo. In tutto una trentina di ospiti, accuditi e assistiti da una ventina di operatori, con a capo tre coordinatori

Spendiamo qualche parola in più per la comunità G. e M.Perani.

La nuova comunità G. e M. Perani rappresenta una sfida progettuale, in quanto si rivolge ad una tipologia d’utenza, quella dell’autismo, che ha visto negli ultimi anni il fiorire di molteplici approcci, tecniche e specialismi. La sfida consiste nel mantenere al centro la persona, attraverso un approccio che vuole essere essenzialmente educativo, orientato all’epistemologia della contingenza, dentro un contesto che, pur aprendosi alla sperimentazione, è innanzitutto luogo dell’esperienza quotidiana di vita.

E’ nata, dunque, una rete di servizi socio-assistenziali?

Ebbene, sì. Tre realtà di residenzialità che hanno permesso di costruire una rete adeguatamente articolata e differenziata di servizi rivolti a persone svantaggiate. E’ importante sottolineare il fatto che tutti questi servizi - regolarmente accreditati e convenzionati con gli Enti Pubblici preposti - sono di proprietà delle due cooperative “La Fenice” e “La Chimera” e quindi sono il risultato dell’impegno e degli investimenti che le stesse hanno messo in campo negli anni per offrire risposta ai bisogni del territorio e della collettività.

Le due cooperative gestiscono anche appartamenti protetti? Cosa sono?

Sono sette appartamenti, di proprietà delle cooperative: sono strutturate per accogliere due persone ognuna, ma attualmente vi ospitano sette persone, una per appartamento. Sono realtà residenziali che si affiancano alle comunità alloggio, ma puntano a far inserire gradualmente gli ospiti verso un’autonomia sociale. Gli ospiti vivono da soli (comunque monitorati), svolgono le mansioni classiche della vita casalinga e vengono aiutati in un percorso di autonomia che poi li porterà a distaccarsi dall’appartamento protetto, per vivere veramente una vita autonoma.

Qual è il futuro del settore?

Credo che sia necessario inventarsi cose nuove, aprirsi a nuovi pensieri, anche alla luce dei tagli all’assistenza che si stanno verificando a seguito della crisi economica. Ricreare nuovi rapporti di condivisione delle problematiche, fra regione Lombardia, Comuni di residenza e famiglie: sviluppo delle reti parentali, mix fra diurnità e residenzialità.

P.S.

 

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